sabato 29 giugno 2013

La via del kawaii - Parte 2

La ragazza che profuma di dolci

Quante volte vi sarà capitato di avvertire un odore o un profumo particolare ed associarlo immediatamente ad un ricordo, ad un'immagine, ad una persona o anche solo ad un qualcosa di indefinito eppure molto familiare?
A mio parere, il più delle volte, la componente olfattiva viene fortemente sottovalutata, solo per venir poi ripescata in situazioni nelle quali si palesa in maniera inequivocabile e non ignorabile, per esempio quando ci troviamo in presenza di odori molto forti e fastidiosi o profumi particolarmente definiti. In realtà, anche quando ce ne rendiamo meno conto, l’olfatto guida impercettibilmente molte delle nostre decisioni e delle nostre reazioni. Gli odori e i profumi tendono a radicarsi nella nostra memoria in maniera più o meno forte e per certi versi ci aiutano a costruire l'immagine che noi abbiamo di cose, persone e del mondo in generale.
A ben vedere, una delle componenti che va a caratterizzare un individuo, è proprio il suo odore. Io sono una persona estremamente sensibile agli odori, possiedo anche una piuttosto spiccata memoria olfattiva e dunque mi capita spesso di associare persone e profumi (a volte, purtroppo, anche puzze). Per questa ragione ho iniziato a chiedermi a che odore le persone mi ricollegassero e mi sono posta il "problema" di quale fosse il profumo al quale volevo essere associata.
Certo, è possibile acquistare molti profumi dalle diverse fragranze e farne così uso in situazioni diverse. In questo modo sarà più difficile essere associati ad un odore in particolare... a meno che non si esageri e allora si venga etichettati come "quella che puzza di profumo lontano chilometri", ma sarebbe meglio evitare questa cosa. Io, però, ho pensato che fosse più carino essere associata a qualche profumo nello specifico, perché la scelta mirata dello stesso poteva andare a completare l'immagine e l'impressione che offro e voglio offrire alle persone.
Inizialmente avevo pensato di buttarmi sulle fragranze floreali, mi sembrava (e ancora oggi mi sembra) un'opzione decisamente dolce e capace di offrire una vasta gamma di profumi tra i quali scegliere. Oltre a ciò una parte del mio nome ha proprio il significato di fiore e dunque il tutto mi sembrava perfetto anche se un po' scontato. E' stato a questo punto che, parlando con un'amica, è venuta fuori l'alternativa che ho poi deciso di fare definitivamente mia; in un certo periodo della mia vita avevo iniziato ad utilizzare un bagnoschiuma al cioccolato ed un deodorante alla vaniglia. Ovviamente, lavandomi ogni giorno, gli aromi in questione mi seguivano più o meno sempre, ma non essendo strettamente profumi di quelli da spruzzarsi addosso prima di uscire (tanto per capirci), non li avevo molto considerati né pensavo che il loro odore potesse essere rilevante. L'amica in questione, invece, mentre passavamo davanti ad una biscotteria, esordì dicendomi che anche io, come il negozio in questione, odoravo sempre di dolci e le facevo venire fame. Da qui l'idea che non solo mi è sembrata molto carina, ma per certi versi adattissima al mio stile di vita.
Essendo così magra mi è capitato spessissimo di ritrovarmi con persone che hanno tentato di utilizzare questa cosa per costruirci sopra qualche battuta cattiva (tengo a precisare che di norma si trattava di tipologie umane quali quella della cicciona campanilista del proprio culone) e prima tra tante è sempre stata "mamma mia, sei così secca che mi vine fame per te" o l'amabile variante "così magra che mi passa la fame" (a mio parere più utile).  Bene, perché dunque non giocare su questi fattori?
I dolci sono notoriamente associati alla cultura del kawaii; macarons, cupcakes, biscotti glassati e decorati, torte fantasiose e caramelle varie ricorrono non soltanto in varie illustrazioni, ma anche come stampe di abiti di svariate brands che trattano il genere sweet et simili.






In più, perché non ricorrere ad un'associazione con il cibo che non sia solo quella strettamente legata all'alimentazione? Proprio chi come me, per fisicità, potrebbe far pensare a qualcuno che mangia solo lattuga,  credo risulti particolarmente adatto all'abbinamento con i dolci. Un po' sfruttando il paradosso e un po' facendo leva su una corporatura esile, si può ottenere il risultato di apparire dolci come pasticcini, senza però somigliare ad un bignè farcito.
Mi sono quindi armata di buona volontà e ho stilato una lista di prodotti per l'igiene personale, profumi, deodoranti ecc con profumazioni che ricordino i dolci ed in particolare mi sono orientata verso il cioccolato e la vaniglia. Di solito tengo fermo il punto sulla vaniglia e utilizzo un deodorante o un profumo con questo odore, mentre tendo a cambiare più spesso il bagnoschiuma alternando vari aromi quali cannella e frutta, fragola, cioccolato, zucchero filato, pesca, cocco, yogurt e caramello... in sostanza tutti aromi che ricordino i dolci.

A commercializzare bagnoschiumi di questo tipo ci sono moltissime marche diverse e più o meno note. Al momento io ho in casa il doccia-crema idratante di Cléo, sia quello allo yogurt e vaniglia che quello al cioccolato e yogurt, un doccia-crema della Sweet Fruit al latte di cocco e il gel doccia della Drops al profum di cioccolato e caramello.


Per quanto riguarda lo shampoo ed il balsamo, tenendo molto ai miei capelli, preferisco optare per prodotti rinforzanti, liscianti e di base poco aggressivi e a dar la precedenza a queste prerogative. Esistono tuttavia in commercio numerosi prodotti per capelli ottimi e con gli aromi che cerco.. Alcuni, purtroppo, non sono reperibili in Italia. Ad esempio i prodotti della Facy Doll...

Esistono comunque diverse marche molto diffuse in Italia, buone e dalle profumazioni da pasticceria. Per esempio la Garnier  ha una linea di questo tipo (Shampoo Ultradolce al latte di vaniglia, alla vaniglia e polpa di papaya, al cacao e olio di cocco ecc ecc) ed è quella che ho attualmente in casa, ma anche la L’Oreal ha uno shampoo al cacao, così come Bottega Verde e la Mil Mil che ne fa uno alla vaniglia che non ho però ancora provato. In sostanza, basta cercare!


Anche per quanto riguarda le creme per il corpo non mi baso ovviamente solo sul profumo. In linea di massima preferisco quelle inodore, faccio largo uso di oli e vari tipi di burro. Ultimamente ho cominciato ad utilizzare il Burro corpo al burro di karité e di cacao della Kaloderma che, oltre ad idratare moltissimo la pelle, ha anche un profumo delizioso e molto molto "dolcioso" (。♥‿♥。)


Altro prodotto che acquisto seguendo questa linea odorosa è il sapone per le mani. Senza dover girare troppo, è molto facile trovarne in commercio di ottimi. Attualmente sto usando quello di Neutro Roberts. E' un sapone liquido alla vaniglia, reperibile anche nei supermercati.
Ne esistono ovviamente moltissimi altri e io stessa, nel corso del tempo, ne ho provati diversi.

Per finire vorrei menzionare qualche  profumo, eau de toilette e deodorante a tema. Personalmente mi piacciono moltissimo i Bon Bons di Malizia, hanno profumazioni molto sfiziose e costano pochissimo.



Qui a casa ho quello alla vaniglia e quello al milk shake e, sempre della Malizia, utilizzo anche un deodorante spray alla vaniglia che però non metto mai direttamente sulla pelle, perché credo contenga qualcosa che mi disturba e mi causa un leggero bruciore. Come deodorante (quello per le ascelle lol (*°∀°)=3 ) uso quelli Dove come il Cotton Dry Roll-on o il Go Fresh Roll-on che profuma di tè verde e cetriolo (lo so XD non è che il cetriolo faccia poi molto pasticceria, ma non mi causa bruciore e tant'è...).
In ultimo vorrei segnalarvi l'eau de toilette chocolovers di  Aquolina, che purtroppo sto finendo, ma che ho apprezzato parecchio.


In sostanza anche l'olfatto vuole la sua parte e se, mentre camminate per strada, doveste sentire profumo di dolci date uno sguardo lì intorno, potrei essere io o qualcuno che ha appena sfornato una teglia di biscotti!
 (。♥‿♥。)

mercoledì 26 giugno 2013

Curve manipolate

Vorrei condividere con voi un articolo pubblicato su la Repubblica e scritto da Guia Soncini. L'articolo in questione si intitola "Curve manipolate" e leggendolo devo ammettere d'essere letteralmente impazzita. Di solito mi piace scrivere e, per esporre un'idea, raramente mi rifaccio ad altri (a meno che non si tratti di libri di un certo spessore e argomenti d'un certo tipo), ma questo articolo non solo è brillante, fine ed accattivante. Questo articolo coglie perfettamente il mio pensiero e tutta una serie di riflessioni che mi sono ritrovata a fare nel corso del tempo. Certo, avrei potuto scrivere un post mio al riguardo, ma amo talmente tanto questo "Curve manipolate", che provo quasi più soddisfazione nell'aver trovato qualcuno che la pensi come me e che sia stato capace di esporre il tutto in questo modo così perfetto, piuttosto che nel mettermi nuovamente lì a scrivere in solitaria come se fossi l'unica con queste idee.
Ho quindi deciso di copiare qui sul blog l'articolo in questione, in modo tale da poterlo condividere con le eventuali persone interessate e che mi leggono. Al fondo vi lascio anche il link originale e spero che avrete la pazienza di leggerlo tutto, perché è davvero geniale (*¬*) ! ! !


Curve manipolate
i nostri corpi La solita lagna sulle colpe della moda e le delizie dell'essere formosa. Ma diciamolo: molto peggio di Kate (Moss) ha fatto Rossella (O'Hara )
di Guia Soncini

C'è un solo accessorio che serve, durante la settimana delle sfilate; un solo peso che non si può togliere dalla borsa, nonostante l'ingombro di quelle mille pagine: Via col vento. Appena qualcuno comincia con la solita solfa su come la moda ci renda schiave di un modello estetico anoressizzato; appena citano le passerelle dei primi anni Novanta, in cui Cindy Crawford aveva delle cosce con le quali ormai la farebbero sfilare per le taglie calibrate, di un diametro triplo di quelle che lei stessa ha adesso; appena si dà la colpa alle riviste di moda, alle Kate Moss, agli stilisti; appena qualcuno finge di credere che una ragazzina che smette di mangiare lo faccia non perché vuole morire ma perché vuole star bene in un certo vestito; appena un genitore si deresponsabilizza sostenendo che una modella che la figlia ha visto sfogliando una rivista sia più responsabile della sua formazione e dei suoi traumi di quanto lo siano i suoi genitori; appena qualcuno dice che ci stanno desessualizzando convincendoci che gracile sia più elegante, ma si sa che i vestiti stanno meglio con un po' di carne sotto (gente cui non è chiaro il concetto di "stampella"); appena parte uno di questi ritornelli conditi di lagna sui tempi moderni e rimpianti sulle formosità di quando non vi facevate dettare i modelli estetici dal giornale che state sfogliando; appena accade, c'è solo una soluzione d'urto: tirare fuori Via col vento, e declamarlo. Quasi tutto.  Dal secondo paragrafo, quello in cui Rossella O'Hara è molto fiera della propria bellezza e del proprio punto vita di 43 centimetri; al cinquantunesimo capitolo, quello in cui è disperata perché, dopo aver partorito Diletta, si è sfasciata come una qualunque anziana prozia o governante nera, arrivando al punto di misurare quasi 51 centimetri di girovita. Declamate tonanti specialmente il passaggio in cui Rossella chiede all'inserviente di provare a stringere di più i lacci del busto, "Almeno fino a 47 centimetri, altrimenti non riuscirò a entrare in nessun vestito". Poi prendete un metro da sarta (avrete anche quello, in una borsa così fornita da contenere Via col vento), fate un cerchio di 43 centimetri, e chiedete al vostro interlocutore di ripetervi quella storia secondo cui sarebbero la moda, il giornalismo, i modelli comportamentali di questi anni, ad aver imposto esilità troppo esili, magrezze esageratamente magre.  "Nella moda ogni sei mesi devono inventarsi qualcosa di diverso. Il mondo aveva voglia di vedere donne più in salute sui giornali e sulle passerelle": Alessandra Ambrosio è una modella piuttosto famosa, ha partorito due anni e mezzo fa, e ha raccontato al New York Magazine che, se avesse voluto, avrebbe potuto fare parecchie copertine col pancione. Non sarebbe certo stata la prima: solo quest'anno, ci sono state Claudia Schiffer nuda e incinta sulla copertina del Vogue tedesco, e Miranda Kerr su quello australiano. Adriana Lima racconta che l'anno scorso, quando era incinta, Givenchy la voleva in passerella, ma poi non se ne fece niente: "Non ero abbastanza grossa, volevano si vedesse la pancia". In compenso le incinte alle sfilate non mancavano: c'era Jourdan Dunn da Jean Paul Gaultier, e Miranda Kerr (una gravidanza parecchio monetizzata) da Balenciaga.  Significa che il nuovo modello estetico imposto dagli stilisti è il pancione? Se qualcuno ve lo ipotizza, contundetelo con l'apposita copia di Via col vento. Poi, dopo avergli fatto un paio di lividi, consigliategli una cura che lo liberi dalla bizzarra idea che una sfilata o una copertina impongano alcunché. Mandatelo a lezione da Alessandra Ambrosio perché impari cos'è un approccio laico: rinnovarsi, i fiorati li abbiam già fatti l'anno scorso, quest'anno proviamo le fantasie scozzesi; variare, le emaciate ultimamente si son viste troppo, tanto per cambiare facciamo sfilare le formose, le incinte, le modelle di biancheria intima. L'anno scorso Prada ha fatto un'intera sfilata con le modelle di Victoria's Secret, e io, che casco in ogni trovata commerciale fatta con un po' di mestiere, ero incantata a guardare le braccia di Doutzen Kroes, che avevano dimensioni molto più simili alle mie e alle vostre di quelle di qualunque indossatrice avessi mai visto. Significa che quest'anno vanno le braccia grosse? No, significa che, se non sai stupirmi, non si capisce perché dovresti prenderti il disturbo di mettere su una sfilata. Fermo restando il principio-stampella: i vestiti cascano meglio addosso alle magre.  L'ultima esponente del cliché della modella di successo benché voluttuosa, o in carne, o qualunque altro eufemismo per "grassa" vi venga in mente, è Crystal Renn, nel solco di una grande tradizione che ebbe in Sophie Dahl la capostipite contemporanea. Lo schema è sempre lo stesso. Modella taglia 46 viene impiegata da stilisti di gran nome che in genere usano modelle che portano taglia da modelle (diciamo una 38); ovviamente la signorina ha almeno una delle caratteristiche necessarie alla professione: è alta; questo significa che la sua 46 è quello che, su una donna di altezza normale, sarebbe una 44 scarsa. Insomma, stiamo parlando di una voluttuosa percepita, in realtà dotata a malapena di qualche curva e di braccia tornite. La signorina passa per un'eroina civile, avanguardia del necessario cambiamento del mondo della moda fin lì brutto e cattivo; i giornali possono sentirsi molto engagé perché mettono in copertina la modella grassa; gli stilisti fotografano la signorina con un campionario taglia 40, tanto nelle foto non si vede se dietro i lembi del vestito non si avvicinano abbastanza da chiuderli. Tutti ci sentiamo più buoni, neanche fosse Natale.  Solo che, dopo un po', la signorina si stufa. Per mille ragioni. Perché nessuna vuol essere uno spettacolo da circo, quella con la didascalia "La Modella Grassa". Perché alla centesima intervista in cui ti chiedono del tuo peso e del grande cambiamento apportato al glamour dal tuo avvento non ne puoi più di ascoltarti dare le stesse risposte (da un'intervista del '97 di Sophie Dahl all'Independent: "Non sarebbe male essere un po' meno un fenomeno da baraccone. Tutta questa storia della mia taglia sta diventando noiosa. Vorrei essere trattata come ogni altra modella, che gli stilisti mi prendessero perché gli piaccio e i giornalisti scrivessero di me perché sono bella, non perché sono una 46 con le tettone"). E perché c'è una ragione se il grasso superfluo è definito "superfluo": sono già bellissime, un po' più magre non possono che migliorare. Sophie Dahl, una volta dimagrita, aveva (ha ancora) degli zigomi spettacolari fin lì nascosti dalle guance paffute, e ha continuato a lavorare quanto prima (partorisce in questi giorni il suo primo figlio, e in un interessante fenomeno di chiusura del cerchio ora si occupa di libri di ricette).  Quando la Modella Grassa si stufa d'essere tale, la prima cosa che fa è dimagrire, la seconda è dimostrare di non avere mai letto Via col vento. Crystal Renn, in seguito al cui successo la Ford (l'agenzia che la rappresenta) ha aperto una divisione taglie forti (Ford+), misurava 96 scabrosi centrimetri di fianchi nella sua seconda vita da formosa, dopo averne avuta una prima da anoressica. Con un corpo taglia 46 ha avuto per gli utlimi due anni una notevole carriera come modella, poi ha deciso (lo facciamo tutte, prima o poi) che le andava di stare bene con qualunque straccio. Qualche settimana fa ha lanciato il suo vibrante grido d'accusa proprio dal sito della Ford. Dicono che sono dimagrita "perché l'industria, l'agenzia, io stessa mi sono messa sotto pressione", ma non è mica vero. Perché la pressione è contraria, e pensate un po' da dove arriva? Ovvio: da noi. "Dal pubblico e dalla stampa, e dalla loro idea che io debba essere una modella in carne". Con un carpiato di ammirevole sfumatura manipolatoria, Crystal ci accusa di voler fare di lei una bulimica: "Per restare una 46 avrei dovuto sviluppare un altro disturbo alimentare". Mentre invece la vita sana, le passeggiate, un'alimentazione equilibrata l'hanno trasformata in una modella con una taglia da modella. Quello, e l'avvento di Babbo Natale.  C'è un colpevole, dietro la mitizzazione delle curve vintage, e il senso di colpa di chi si libera del ruolo di icona paffuta: gli anni Cinquanta. Sophie Dahl racconta che Karl Lagerfeld, per consolarla quando non entrava nei vestiti, le diceva che sembrava una pin-up. Christina Hendricks, l'attrice di Mad Men che avrebbe molto bisogno, oltre che di una dieta, di un intervento riduttivo al seno, viene indicata come sex symbol da donne che fingono di non stare sempre a dieta e uomini che dicono l'odiosa frase "Mi piacciono le donne che mangiano" (salvo poi avere avuto solo fidanzate sotto la 42). Quando arriva un André Leon Talley, il braccio destro di Anna Wintour, che liquida l'apparizione della Hendricks ai Golden Globe dell'anno scorso come "più che un vestito color champagne alla pesca, sembrava un peach melba ordinato all'autogrill", finalmente possiamo ristabilire alcune regole dimenticate in nome della correttezza politica: una settima di tette starà pur bene in un porno ma difficilmente è donante in abito da sera; tra l'anoressia e la deformità delle curve ci sono parecchie vie di mezzo; le stampelle non hanno fianchi e i vestiti appesi su di esse sembrano tutti bellissimi.  Quanto una signorina grandi curve sia più difficile da vestire lo sa Talley meglio di tutti: nel 2007, quando vinse l'Oscar per Dreamgirls, Jennifer Hudson era stata consigliata nell'abbigliamento da lui. La cosa più carina che venne detta del suo aspetto, quella sera, fu: "Sembra un Ferrero Rocher". Quattro anni dopo, Jennifer non ha cambiato stylist: è solo dimagrita. Di 36 chili, diventando anche testimonial Weight Watchers. Senza fare tante lagne sulle pressioni della società e dei media, si limita a comparire alle serate di gala in invidiabili abitini taglia 40. Ha l'aria serena di chi non fa più fatica a essere carina. Non sembra più un Ferrero Rocher per una ragione che sanno tutte, da Rossella O'Hara in giù: quando sei così esile, stai bene anche vestita di tende. 



"We are being accused that some models are anorexic, but when I talk to women around the world, rich and poor and young and old and intellectual and not, what they want to be is skinny. You ask them, what is your dream? It’s to be skinny. That’s all they want."

Alber Elbaz 
( fashion designer)

domenica 23 giugno 2013

La via del kawaii - parte 1

La ragazza che sembra uscita da un manga

"L'aggettivo giapponese kawaii (かわいい o 可愛い), come l'analogo termine anglofono cute, significa letteralmente "carino".
Tuttavia, a partire dall'inizio degli anni ottanta, il termine indica anche una serie di personaggi fittizi di manga, anime, videogiochi o altro, e gli oggetti loro collegati, e quindi tutta la subcultura che ne deriva, fatta di modi di vestirsi, di adornarsi, di parlare, di scrivere, di comportarsi, che riguarda nello specifico (ma non soltanto) le ragazzine o i ragazzini più giovani, prevalentemente in Giappone.
Qualcosa di kawaii non deve essere soltanto "carino", deve essere piccolo, buffo, ornato, dall'aspetto innocente, infantile, generalmente dalle tonalità "femminili", quali bianco, azzurro, violetto e rosa. I personaggi kawaii, quindi, hanno fattezze bambinesche e ingenue, lineamenti graziosi, proporzioni minute ed essenziali, occhi grandi, scintillanti, teneri ed espressivi e una gran quantità di dettagli e particolari."


Se stai leggendo quest post quasi sicuramente ami gli anime ed i manga e non serviva wikipedia per illuminarti riguardo al significato di certe parole; magari desideri anche una vita come quella dei personaggi che hai trovato lì dentro e tu stessa vorresti somigliare a loro... Oppure sei sottopeso, ti piace essere così e vuoi restarci, ma non ti piace che altri si facciano i fatti tuoi. In entrambi i casi, quanto vado a scrivere, potrebbe interessarti.
Chiunque abbia seguito un certo numero di anime e/o manga, dopo un po' si sarà reso conto che, in determinati generi, molti personaggi risultano essere caratterizzati in questo modo: magri o magrissimi e perennemente intenti ad ingozzarsi.

Ovviamente la cosa potrebbe sembrare un controsenso, ma i manga (e mi riferisco in particolare quelli "leggeri" tipo shōnen e shōjo) non si rifanno sempre a logiche fisiche per delineare i propri personaggi. Diciamo che, tendenzialmente, viene seguito uno "schema" che raccoglie un tot di cose accattivanti e/o considerate piacevoli, carine, divertenti ecc e le si coniuga per creare personaggi che possano funzionare. In questo caso, con funzionare, intendo non solo piacere al pubblico, ma anche che diano la possibilità a chi legge di riconoscersi in essi, di "innamorarsene", di potercisi ispirare ecc ecc ecc
Per una questione di scelta e di comodità intendo parlare principalmente dei personaggi femminili, perché quelli maschili necessiterebbero di essere trattati separatamente e ne risulterebbe un post infinitamente lungo... Senza contare che ad un certo punto il discorso si dovrebbe distaccare dal punto verso il quale voglio andare a parare.
In linea di massima, la ragazza che compare nei manga di un certo tipo e che in essi ha ruolo di protagonista o coprotagonista, è sempre carina/bella/bellissima, magra/magrissima, pudica, fondamentalmente dolce e spesso e volentieri affamata.


 Questa tematica della fame spunta prima o dopo un po' ovunque. A volte ci viene propinata a seguito di episodi faticosi e che in un certo senso la giustificano, altre volte fanno parte delle caratteristiche base del personaggio e di norma, ad essere così, sono sempre ragazze veramente molto molto minute. Sembra infatti che una ragazza, la cui coscia misuri esattamente quanto il suo ginocchio, debba automaticamente avere come prerogativa quella d'essere non solo sempre affamata (cosa che avrebbe anche un senso ԅ(≖‿≖ԅ) ), ma anche quella di ingozzarsi letteralmente e quasi sempre a spese (economiche o di fatica) altrui. Il tutto, per quanto assurdo possa sembrare ai profani, la rende non solo "speciale", ma anche davvero molto molto kawaii.


Tutto questo, nella realtà, di norma non esiste né può esistere. Una ragazza con quella fisicità, nella realtà, non vive mangiando due torte, quattro scodelle di riso, zuppa, pesce, carne e verdure ad ogni pasto e non entrerà mai in una pasticcerai ripulendone il bancone. Anche una persona con un metabolismo ottimo, a quelle condizioni, non potrà essere così tanto magra.
Allora come fare? e dove cavolo voglio andare a parare?
Mi spiego.


Una persona che si ingozza nella realtà, è più o meno sempre una persona grassa e il suo ingozzarsi (a meno che non siate feticisti del settore) susciterà disgusto, risatine o quantomeno perplessità proprio perché le conseguenze di una certa condotta alimentare sono sempre palesi e ben note. In sostanza, una persona così sarà un essere ben lontano dall'aggettivo kawaii. Eppure il cibo piace, un bel dolce colorato è "cute", colpisce l'occhio e lo stomaco di chiunque e, se non soffri di disturbi alimentari e/o non sei una cicciona nell'epicentro di una dieta sull'orlo del fallimento, bene o male l'idea dello stesso ti piacerà.


 Allo stesso tempo una ragazza che si nutra solo di sedano, che passi le ore nel cesso a vomitare, che faccia uso di lassativi o viva di zuppa di miso scondita non piace, almeno nell'idea, a nessuno e ovviamente è ben lontana dal prototipo della protagonista dei manga. Per farla breve, idealmente parlando, si vuole una fanciulla dal fisico anoressico, ma con il gioioso appetito di una grassona.
Otteniamo così un ideale femminile teoricamente assolutamente inarrivabile. Scrivo teoricamente, perché nell'idea e nell'immagine che si offrono esteriomante è possibile apparire in modo abbastanza conforme a quanto descritto poco sopra.
Occorre però aderire perfettamente ad alcuni requisiti: essere possibilmente stabilmente magri (ovviamente) ed essere disposti a manipolare la realtà.
Veniamo al dunque, ovvero al come.
Per trasportare nel reale quanto descritto sopra, occorre solo una piccola aggiunta. Vi ricordate il discorso tra Mamy e Rossella riguardo al come cosa quanto mangiare davanti agli estranei?
Eccolo, perdete due minuti:

Bene, in questo discorso c'è del vero e va incorporato a quanto detto prima.
In realtà, una ragazza che si strafoga e sembra in preda ad un attacco binge, magra o grassa che sia, alla lunga non piace a nessuno. Fa schifo o suscita preoccupazione e sentimenti analoghi. In più, in molti casi, quando non si ha a che fare con gente cretina, le persone inizieranno a chiedersi se dopo, PER CASO, non andiate a vomitare o se vi manchi l'intestino e al suo posto vi ritroviate un tubo diretto con il sedere. Tutte insinuazioni molto molto poco kawaii.
Per questo motivo, come suggerisce Mamy, in presenza d'altri è bene non ingozzarsi o riempirsi come un tacchino, perché anche se la cosa funziona nei manga, nella realtà le cose devono essere tarate diversamente.
Il sistema per creare il proprio personaggio di ragazza uscita da un manga, magrissima e golosa, si articola nel seguente modo ed è anche ottimo per riuscire a tagliarsi fuori dall'etichetta di persone con disturbi alimentari.
Che voi mangiate tanto o poco, nei fatti non interessa a nessuno. L'essere umano è una creatura che si abitua a tutto, basta saperlo condizionare gradualmente e nel modo giusto. La cosa che conta è che siate capaci di porvi in modo tale da far intendere che per voi è possibile e a volte piacevole "mangiare fino a scoppiare" (da leggersi fino ad essere sazia e non fino a dover correre a vomitare!), che il cibo vi piace (come piace a tutti = fattore di normalità), ma che siete anche delle ragazze minute di costituzione e il vostro stomaco, così come la vostra bocca, non sono propriamente forni crematori o fogne.
A tal scopo trovatevi un tot di alimenti sui quali spergiurare amore eterno, fate in modo che non si tratti di panini del Mc Donald's ovviamente! o simili. Anzi, delineate i vostri gusti su cose oggettivamente lontano dal cibo spazzatura (unto, fritto e parenti). Puntate su cose "carine" (seguendo sempre la cultura del kawaii), suggerisco dolci e dolciumi, possibilmente ben selezionati e MOLTO MOLTO costosi (così sarà abbastanza raro che vi capitino tra i piedi nei momenti meno opportuni). Introducete nel vostro personaggio un paio di fatali intolleranze alimentari (non più di due o passerete per reperti di corsie ospedaliere!), che vi tolgano dai piedi la roba con la panna e con troppe creme. Non che dobbiate dire che non vi piacciono o non le volete, al contrario! All'occorrenza farete di tutto per assaggiarne anche solo un pezzettino piccolo piccolo, perché le adorate... ma ahimè vi fanno male! Malissimo Σ(゚д゚lll) ! ! !
Ricordatevi di gestire sempre la cosa in modo carino e non drammatizzando seriamente il tutto, altrimenti vi ritroverete con amici, parenti, fidanzati o fidanzate pronti a trascinarvi per dottori alla ricerca della soluzione! A questo punto vi resteranno gli altri dolci, che in linea di massima non saranno mai calorici come quelli con panna, crema e simili. Solitamente, oltre che meno calorici sono anche più piccolini o comunque tentate di prediligere quelli che lo sono. Nell'ordine di un paio di volte al mese al massimo, organizzatevi in modo da poter mangiare qualcosa di questo genere con le persone che volete e magari siate proprio voi a proporre un'uscita con questo scopo.
Altra cosa che vi serve sono le piccole porcherie di copertura. La loro necessità si basa sullo sfruttamento di uno stereotipo largamente condiviso, ovvero quello secondo il quale l'anoressica non mangia e punto. Per la stragrande maggioranza della gente, una persona anoressica è qualcuno che non mangia nulla, è uno scheletro di 20 kg e controlla le kcal di ogni cosa. C'è chi sta lì a sperticarsi nel tentativo di spiegare che non è così, che non è il peso a determinare il male, che ci sono altri dca oltre all'anoressia e fatti analoghi... io no. Io sfrutto l'ignoranza altrui per vivere in pace, convivere meglio con il resto del mondo e dare forma al mio personaggio. Procuratevi dunque caramelle, chupa chups e altre cosine zuccherose, informate tutti su quanto le amate e fate in modo di farvele trovare più o meno sempre addosso e a volte in bocca. In quantità moderate non fanno ingrassare e anzi, aiutano a non svenire.
Ovviamente, se il vostro metabolismo è troppo compromesso, tutto questo discorso sarà un po' vano, ma se siete come me e siete riusciti a controllare e stabilizzare il vostro (sotto)peso senza darvi al digiuno e a diete da 200 kcal al giorno, allora vi assicuro che tutto questo funzionerà benissimo.
Altra cosa necessaria è un aspetto conforme al tutto, ciò vuol dire che la vostra maschera sociale più tangibile deve essere proprio il vostro aspetto esteriore. Quindi curatevi quanto più potete e il mio consiglio è di concedervi qualche eccesso. Uno stile fuori dall'ordinario, per forza di cose, catalizza in qualche modo l'attenzione e la distoglie dal resto.
Seguendo questo schema otterrete una ragazza molto curata, magrissima, vagamente eccentrica, golosa, ma che mangia come un uccellino (varie ed eventuali sfumature sono ovviamente a personale discrezione). In pratica otterrete l'ideale proposto in certi manga, con solo qualche piccola distorsione indispensabile per poterlo trasportare nel mondo reale.

Per quanto mi riguarda suggerisco sempre di "lucidare" il tutto con un atteggiamento dolce e carino (ne parlerò in un prossimo post), ma di lasciar intravedere una venatura molto solida di riservatezza. Questa venatura scoraggerà eventuali domande inopportune da parte di chi dovesse avere un po' più di perspicacia e l'atteggiamento dolce e carino farà scemare eventuali domande dai cervelli delle persone meno sagaci.

giovedì 20 giugno 2013

Se sei bella fuori, sarai un cesso dentro

Questo, a mio avviso, è il concetto più inflazionato di tutta la rete (e non solo), il mantra che ricorre in ogni discorso su peso, diete, moda, bellezza, femminilità et simili; la frase di circostanza che sorgerà durante i piagnistei della cicciona di turno che, essendo entrata in un negozio d'abbigliamento stile Tally Weijl e non essendo riuscita a reperire la taglia 55, starà imprecando contro la crudeltà del mondo e la moda anoressizzante.
Questa "idea" è talmente radicata nelle chiacchiere di certa gente, che a volte spunta come un fungo senza che nulla nello specifico ne avesse fatta presagire l'uscita, ad evidente sproposito.
Resta comunque il fatto che, questo "profondo e filosofico" concetto, necessita di una cosa sola per affacciarsi ad un qualsiasi discordo: una cicciona campanilista del proprio culone (o qualcuno disposto a perorane le inutili cause).
Questa tipologia umana (e in questo post mi riferisco solo a loro, non a tutte le persone in sovrappeso!) può essere riconosciuta molto facilmente, di norma è presente su ogni social network e piattaforme simili e tende ad ammorbare i propri contatti con frasi, commenti e foto rivelatori di quella che è la sua vera natura.
Le ciccione campaniliste del loro culone, prima o dopo, si faranno sempre notare e riconoscere. Vivono infatti online, appostate dietro al loro avatar consistente nella loro foto migliore (scattata dall'altodilatosfocatalucidataePHOTOSHOPPATA) e pronte a scannare chiunque provi a dire una parola meno che elogiativa verso le ciccione ed il grasso corporeo in generale. Come ne hanno l'occasione (e se non la trovano se la creano!) puntano il dito contro la superficialità della gente e inneggiano alla bellezza interiore, salvo poi dare dell’anoressica schifosa (come se l'anoressia fosse una colpa e non una malattia!) a qualunque donna porti meno della taglia 44.
Tendenzialmente riusciranno a condurre un solo tipo di discorso che si articolerà toccando le seguenti tappe:
- distorsione dei canoni estetici
- monologo sulla bellezza interiore
- piagnisteo e commiserazione

Alla cicciona campanilista del proprio culone, piace moltissimo perorare la causa della propria specie, associandola però al concetto di "donna con le curve" e, a sostegno della stessa, pubblicherà intere cartelle di fotografie di pin-up. Le più inflazionate restano sicuramente Marilyn Monroe e Dita Von Teese, costantemente portate ad esempio di bellezza grassa. Certo, né la Monroe né Dita sono esempi di thinspo, ma sicuramente non sono grasse! Dita, poi, è alta 1 e 60 e pesa 52 kg! Strizzata in quei corsetti la sua vita arriva a 41 cm, quando il girovita di chi ne sbandiera le foto supera spesso e volentieri i 90 cm!
Eccovi un esempio:

Notate forse qualche differenza tra la prima e la seconda foto? Io no... e ovviamente neppure le ciccione campaniliste del proprio culone.


Comunque, misure e dettagli a parte, è da qui che la cicciona campanilista tenta di creare la distorsione riguardo ai canoni estetici, confondendo le curve con il grasso. Il tutto ovviamente viene fatto solo per quanto riguarda l'estetica femminile, perché queste muliebri culone sembrano poi perennemente eccitate da maschi palestrati e sudati... e ovviamente tutt'altro che grassi.
Comunque, tornando alla confusione tra curve e  grasso, confutare quest'idea con la ragione e/o dati fisici è praticamente impossibile. Inutile chiedere loro perché vivano tentando continuamente diete che poi falliranno, visto che si vedono come le pin-up delle foto e che il grasso è bello. La verità è che le ciccione campaniliste sono di norma affette da sordità selettiva. Malattia spesso degenerativa che le porta ad ignorare ogni discorso, cogliendo però tutte le parole e le sfumature da loro stesse ritenute vagamente offensive e che le autorizzeranno ad offendere poi a loro volta.
Altro esemplare dalle mirabili pretese riguardo ai canoni estetici, è rappresentato dalle ciccione campaniliste che postano foto di altre ciccione nude ed in pose "sexy" (se va bene inserite in oscena lingerie degna della più vecchia delle baldracche... se va male, appunto, in nudo integrale). Solitamente le taggano con parole quali curvy e taglie morbide, prediligono fotografie sulle quali sia passata una generosa palata di photoshop, che ne abbia piallata la cellulite, lisciate le smagliature grosse come rotaie e sfocato il 60% delle pieghe di grasso strabordante. Il tutto, ovviamente, per potersi illudere e poter far credere che un corpo di 120 kg possa essere liscio e sodo come un cotechino industriale appena insaccato.
Riporto qui sotto un altro esempio pratico, fatto tanto per capirci
Ecco alcune foto tipiche di ciò che postano le ciccione campaniliste per promuovere la bellezza grassa:




... ed ecco la realtà:


Incuranti dell'oscenità e della volgarità delle foto in questione, a mio modesto parere inappropriate anche per chi possiede un bel corpo, le ciccione campaniliste chiamano a raccolta altre ciccione amiche di web e non, conoscenti, parenti e compagni (di norma dediti all'autoerotismo notturno, davanti alle foto di ragazze effettivamente simili a Dita Von Teese) pretendendo commenti entusiastici e citanti le frasi "questa è una vera donna" e "voglio della carne da abbracciare quando tocco una donna" (credo che l'ultima sia reperibile anche sui siti di fat admire e feeder). In presenza di post come questi, il mio consiglio è: FUGGITE e rassegnatevi al fatto che, nella foto sotto, quella a sinistra è OVIAMENTE più bella di quella a destra.



Per i più intraprendenti (o masochisti), che avessero avuto il coraggio di smontare il mito della pin-up obesa e dell' "oggettiva" bellezza del grasso, si profilerà nettissimo il discorso sulla bellezza interiore. Per la cicciona campanilista del proprio culone, l'esistenza di una femmina bella dentro e bella fuori, sembra essere inconciliabile con la realtà. Dal punto di vista di questi casi umani, una donna bella fuori sarà automaticamente brutta, stupida, ignorante, priva di gusto estetico, cattiva e ovviamente una "schifosa anoressica". Al contrario, con l'aumento della massa corporea e del peso, pare che per loro aumentino anche bontà, simpatia, buon gusto, intelligenza e varie altre prerogative umane positive. Nell'universo delle ciccione campaniliste, una bella donna sarà per forza di cose un demonio ritardato. Il discorso in questione, per ovvietà, è privo di senso e fondamento; tanto che di norma, dopo un po', sono le stesse ciccione campaniliste a perderne il filo non sapendo più come rigirarlo per farlo sembrare anche solo vagamente logico e, giunti a questo punto, subentrerà la patetica fase dell'autocommiserazione e del pianto di varie miserie (tranquilli, la terza è anche l'ultima fase!!!). Ogni cicciona campanilista ha il suo dramma personale che non esiterà ha sbattervi in faccia, a sostegno della tesi che mangia per dimenticare il passato. Il tutto, ovviamente, incurante del fatto che tutti hanno avuto qualche disgrazia e che usare il padre morto o la madre malata per delle liti da forum, non è esattamente dignitoso per nessuno. Altre, non potendo usufruire di morti o moribondi, tireranno fuori una foto 20x25 del loro cane investito da un tir quando avevano cinque anni. Il tutto sarà accompagnato da ricorrenti e ridondanti domande quali "chi è grasso non è degno di amore?" o "se sono grassa allora non ho il diritto di truccarmi e farmi bella?" o ancora "chi è grasso non può uscire di casa?". Inutile sottolineare il fatto che queste domande non abbiano nulla a che fare con il discorso e che lì nessuno abbia mai asserito niente di simile.
In ultimo, tutte le ciccione campaniliste del loro culone che non si dicano fiere dei loro chili di troppo e delle loro "curve" flaccide pendenti verso il pavimento, terminano il discorso millantando mattie metaboliche. Malattie che hanno portato loro o le loro amiche o altre ciccione in generale ad essere così grasse da non trovare più abiti se non nei negozi di taglie conformate. Anche qui sarà più che vano spiegare loro che le malattie metaboliche in questione, oltre ad essere rarissime, non ti portano comunque a pesare 200 kg... a meno che non sia tu stesso ad ingozzarti e che, molto probabilmente, le loro malattie (vere o presunte) non le hanno fatte ingrassare, ma sono insorte a causa del sovrappeso!
Giunti a questo punto, ogni persona sana di mente e con una vita da vivere, di norma tronca il discorso e lascia queste fanciulle ai loro secchi di nutella; soluzione a mio parere ottimale per evitare di perdere altro tempo. E' infatti scientificamente provato che più si ingrassa, più ci si instupidisce.
Questa è la triste realtà emersa da uno studio condotto in Francia, da cui appare che c'è un collegamento tra l'obesità e il declino della funzione cognitiva.
Quoziente di intelligenza (QI) e grassezza sarebbero inversamente proporzionali. Il grasso, dunque, oltre ad aumentare la pressione arteriosa, a diminuire la durata della vita e ad  essere all'origine di malattie cardiache, rende anche meno dinamici intellettualmente. Lo sostiene una ricerca condotta da alcuni scienziati francesi e pubblicata dalla rivista inglese Neurology.
Secondo Maxime Cournot, che ha diretto la ricerca, gli ormoni secreti dal grasso avrebbero un effetto dannoso sulle cellule cerebrali, circostanza che si tradurrebbe in una diminuita funzionalità cerebrale. Anche David Haslam, direttore clinico del National Obesity Forum, ha detto che i risultati della ricerca sono "preoccupanti".

martedì 18 giugno 2013

ASK ! ! ! Fammi una domanda ♥

C'è qualcosa di me che volete sapere? 
Avete qualche domanda da farmi? 
Siete curiosi e volete chiedere?
Ho aperto un account su Ask ♥ ♥ ♥ ~~ 


E fu così che la polvere e le palle di fieno ricoprirono il suo account  ╥﹏╥ . . .


Kyary Pamyu Pamyu - Furisodeshon

Mi rendo conto che sia demenziale (=ᅌᴗᅌ=) ma ultimamente, ogni volta che mi trovo a tavola con un tot di gente, mi frullano sempre in testa questa canzone e il video. Così mi faccio prendere da una sorta di follia e immagino che parta la musica e di cantare e ballare questa roba (ノ> ◇ <)ノ♪
Se non fossi stonata come una campana rotta, una volta o l'altra, proverei davvero a mettermi a cantarla e ballarla. Prima o poi ci proverò comunque, tanto la gente che mi conosce ormai è abituatissima a vedermi fare cose assurde e strane! ┐( ̄ヮ ̄)┌



┌(・。・)┘└(・。・)┐┌(・。・)┘┌(・。・)┘└(・。・)┐

lunedì 17 giugno 2013

Non ci sono più le thinspo di una volta... e neppure le pro-ana

Per quanti di voi dovessero leggermi e non sapessero proprio di cosa io stia parlando, le thinspo dovrebbero essere ragazze estremamente magre, le cui fotografie caricate in rete, farebbero da modello motivante per altre ragazze desiderose di perdere ulteriore peso o intenzionate a restare nella fascia del sottopeso. Le thinspo, dunque, dovrebbero essere ragazze magrissime... scrivo dovrebbero, perché all'atto pratico non è più così. Il fenomeno thinspo non è certo recente, nasce qualche anno fa, quando andavano tanto di moda i siti pro-ana (e quelli pro-mia che onestamente non ho mai capito. Che ci possa essere qualcuno pro-vomito e pro-ingozzate, mi sconcerta). Questi siti erano frequentati principalmente da tre categorie di persone: anoressiche e bulimiche disperate, ragazza pro-ana che pur essendo fortemente sottopeso sembravano campare bene e un tot di ciccione che si aggiravano fameliche nella speranza di perdere qualche chilo. Dopo un po', a quanto pare, le anoressiche disperate devono essersi stufate. Attualmente vanno di gran moda i blog della commiserazione, dove orde di dcaforever si piangono addosso in un maniera tanto indecorosa quanto allarmante (dico allarmante perché palesano il dca e cose annesse, come unico elemento della loro interiorità). Impossibile dunque distinguere chi soffre davvero da chi sta battendo i piedi per l'ennesima lite con la madre a causa dell'insalata. Le anoressiche e le bulimiche sembrano essere migrate tutte verso questo genere di blog/siti. Forse si erano stufate di sentirsi attaccare un po' da tutte le parti, oppure avranno risolto che, se tanto il dca se lo dovevano tenere, far pena fa sempre più seguito e spacciarsi per sopravvissuti ad imprecisati olocausti interiori, attira lodi ed attenzioni molto più del sostenesi "anoressiche felici d'esserlo".
Le poche pro-ana (quelle vere), sono migrate sui siti internazionali, rebloggano qualcosa su Tumblr, ma fondamentalmente devono essersi stancate di ritrovarsi un giorno sì e l'altro pure con il sito segnalato e bloccato, le pagine invase da commetti di ciccione che si professavano pro-ana "come loro" e da lagnanze varie. Nello stesso periodo, le ciccione, tornavano a fare le ciccione sui forum di diete e il fenomeno pro-ana ha così conosciuto il declino. In tutto questo che fine hanno fatto le thinspo?
Le thispo non sono sparite, in rete si trovano ancora sia vecchie che nuove foto, peccato che siano mischiate ad immagini di donne più o meno magre, più o meno palestrate e più o meno affatto magrissime (per non parlare di tutti gli osceni "before and after" di culi flaccidi passati dai 90 kg ai 75 kg e tragici relitti panciuti post parto).
Siamo onesti, una thinspo in senso classico non è certo questo:
Questa è una donna normalissima e non certo grassa, bella quanto vuoi, sexy quanto ti pare, ma non è una thinspo!

Anche questo non ha nulla a che vedere con una thinspo:
Qui abbiamo una ragazza dal fisico scolpito, certamente magra, ma ovviamente non magrissima.

Eppure, scrivendo in rete la parola "thinspo", queste sono alcune delle foto che saltano fuori.

Una thinspo, per essere tale, deve avere un BMI (indice di massa corporea) non solo catalogabile nel sottopeso, ma inseribile sicuramente in un forte sottopeso. Il pesoforma proposto dai medici oscilla tra il normale e l'essere ben più che in carne! Vi porto un esempio: io sono alta 166 cm, peso 39 kg e possiedo un BMI pari a 14,15.  
In campo medico, per il peso ideale, è stato preso a riferimento un BMI di 22, che rappresenta il valore medio di un BMI nella norma, cioè compreso fra i valori di 18.5 e di 25. Questo significa che il mio "peso forma" dovrebbe oscillare tra i 51 e i 69 kg!!!
Ora... a 51 sarei oggettivamente ancora abbastanza magra, ma a 69 sarei una fottuta grassona! (Una balena terribile... mi ucciderei  ヾ(≧∇≦*)  )
Una thinspo alta come dovrebbe pesare al massimo 43 kg (poi dipende dall'ossatura e da altri fattori).

Visivamente parlando, queste sono thinspo:




Magrissime, se vogliamo il classico "pelle ed ossa", anche se non scheletri di 20 kg incompatibili con la vita (come le ragazze nelle foto che, di norma, arrivano in risposta alla frase "magro è bello").

Allora perché oggi vediamo "thinspo" perfettamente normopeso? A cos'è dovuto il cambiamento? Il cambiamento è sicuramente dovuto al nuovo utilizzo dei termini pro-ana e thinspo; queste parole vengono attualmente utilizzate a sproposito o per meglio dire, esse hanno cambiato il loro significato non tanto nella cultura della rete, quanto più all'atto pratico.
E le pro-ana? Che fine hanno fatto?
Alla parola pro-ana la gente grida ancora all'orrore ed allo scandalo, ma oggi le pro-ana sono donne e ragazze che sperano di raggiungere una forma fisica asciutta e tonica, ragazzine più o meno stupide che vorrebbero un disturbo alimentare che quasi certamente non avranno mai e gente più o meno in carne che preferisce perdere tempo su internet piuttosto che uscire a fare un po' di moto e smettere di ingozzarsi.
Questo è dunque il desolante panorama di quello che, in principio, prometteva d'essere un movimento che avrebbe fatto della magrezza estrema uno stile di vita.
Anche se potrebbe apparire allettante, per chi come me crede ancora che sia possibile vivere da magrissime senza essere malate (ricordiamo che l'anoressia è un disturbo della psiche e non una malattia fisica), riportare in auge i vecchi fasti del pro-ana... la verità è che, quasi sicuramente, un'impresa simile sarebbe impossibile.
Oggi, per chi si sente ancora d'appartenere al movimento pro-ana della vecchia guardia, non resta altro da fare che vivere senza un'etichetta, seguendo la propria strada.
Le etichette, checché se ne dica, hanno in realtà un loro valore sociale. Servono non solo ad essere identificati (cosa a volte fastidiosa), ma anche per potersi riconoscere. Anche per questo oggi le pro-ana non possono fare altro che vivere la loro scelta più o meno da sole. In tutto ciò è però riconoscibile almeno un lato sicuramente positivo, ovvero quello di potersi sganciare o comunque sensibilmente distaccare, dalla triste associazione con l'anoressia e la bulimia.



sabato 15 giugno 2013

Paese che vai... diete che trovi

... e direi anche canoni estetici che torvi! Il Giappone è infatti sempre più orientato verso un canone estetico decisamente esile e delicato (e questo vale sia per le donne che per gli uomini ♥).
Il peso medio della popolazione giapponese, contrariamente a ciò che accade nel resto dei paesi sviluppati, si è sensibilmente abbassato negli ultimi anni.
La magrezza è diventata dunque una componente estetica assolutamente essenziale, questo grazie anche alla cultura del kawaii che predilige immagini dolci, delicate, un po' infantili e decisamente esili (in pieno stile manga).

“Kawaii in Japanese means cute. And for many young girls that’s the ideal.”
Mori Norio psicologo giapponese 

Sulla scia di tutto ciò, un paio di anni fa, la nota rivista giapponese Apple pubblicò un certo numero di articoli che parlavano di diete. Venivano prese alcune ragazze del mondo dello spettacolo che erano riuscite a migliorarsi perdendo peso e venivano spiegate diete, esercizi e prodotti vari da loro utilizzati.
Ovviamente tengo a precisare che le ragazze in questione non partivano da pesi assurdi, non erano grasse (tanto per capirci). Al massimo erano un po' paffute per quelli che sono i canoni estetici giapponesi (da me pienamente condivisi), quindi questo mio post potrebbe non interessare o comunque non essere di grande aiuto se chi mi dovesse leggere partisse da un peso troppo alto e desiderasse prendere spunto.
Tornando ad Apple, su uno dei suoi numeri, compariva Pikari che all'epoca non era certo nota per essere particolarmente bella, esile o simili (diciamo pure che aveva un po' di cosciotte da tacchina). Era più che altro una figura legata al giro pop, cosplay, Akiba e via dicendo. Nelle foto pubblicate dalla rivista spiccava tuttavia un evidente cambiamento nella figura di Pikari: lei aveva perso 7 kg in quattro mesi, passando così da 44 a 37 kg ( *▽*)! ! !



Successivamente venivano proposti un'intervista, pubblicità ai prodotti che aveva utilizzato e ai cibi che aveva consumato, gli esercizi che Pikari aveva fatto per dimagrire e per mantenere il nuovo peso raggiunto e la dieta dal lei seguita e che vi riporto qui sotto.

La dieta dell'acqua di Pikari:
sostanzialmente la dieta si basa sul consumo di tre pasti al giorno, il cui ammontare totale delle kcal non dovrebbe mai superare la quota di 1200. Questo significa che ogni pasto dovrà avere un apporto calorico non superiore alle 400 kcal.
La regola fondamentale è quella di bere 500 ml di acqua prima di ogni pasto, mentre se la fame dovesse tornare tra un pasto e l'altro, occorrerà bere ed attendere il pasto successivo.
Ogni giorno Pikari fa qualche esercizio che comprende stretching, camminate o attività simili varie e si dedica ad hobby ecc per sfruttare il suo tempo in maniera da non doversi poi fissare sul fattore cibo.
I cibi da introdurre nella dieta devono essere tutti a basso contenuto calorico ed organizzati in modo da non eliminare completamente nessun nutriente indispensabile al corpo. Ovviamente i carboidrati andranno ridotti veramente al minimo.
Fatto ciò, in base al peso finale che ci si è prefissati, sarà poi possibile, successivamente, ridurre ulteriormente le porzioni dei pasti e dunque le calorie giornaliere. Pikari era arrivata ad un regime di 1000 kcal.
Viene anche suggerito il consumo di almeno un pasto liquido, per esempio una minestra ed è consigliata l'assunzione di alimenti ricchi di fibre.



Altri numeri di Apple hanno proposto altre modelle, attrici ecc portandole ad esempio e spiegando le varie diete che avevano seguito. Alcune, ed onestamente è a loro che mi sento più vicina, avevano optato per il consumo di più di tre pasti o per il consumo di due pasti (come faccio io) e svariati spuntini. Escamotage a mio parere utilissimo per alzare il metabolismo, unito ovviamente ad una decente attività fisica e ad una più o meno impeccabile disciplina nel gestire il tutto.
C'erano anche consigli sugli esercizi da fare in casa (tutta roba reperibile in rete, niente di nuovo eh) e qualche accenno alla ginnastica facciale (la fa anche Pikari (*ω*) ).



Per finire, altra cosa sulla quale mi trovo d'accordo, in ogni intervista veniva rimarcato il fatto di non darsi mai a privazioni estreme. Con un minimo ed oculato calcolo di ciò che si mangia e si è mangiato, programmando un pochino la propria alimentazione, è possibilissimo concedersi dolci o comunque cibi che piacciono, ma non sono propriamente dietetici (^□^). Tanto per portare un esempio, io adoro gli okonomiyaki, diciamo che ogni porzione ha circa 600 kcal (forse qualcosina in meno, ma dipende da com'è preparato ecc), quando decido di mangiarlo di norma faccio a metà con qualcuno che consuma il pasto con me o se sono a casa, divido il tutto in due parti e la seconda la consumo successivamente. Se decido di mangiare una crêpe dolce o la smezzo o riduco le kcal dei pasti successivi, introducendo poi nella giornata (o in quella successiva) una bella passeggiata per smaltire qualcosa. Detto così può sembrare macchinoso e alcuni penseranno che ci si debba come minimo portare sempre addosso una calcolatrice, ma in realtà basta farci l'abitudine e viverla serenamente. Vi posso assicurare che mangiare mezza crêpe piuttosto che una intera non fa nessuna differenza, il godimento (almeno per quanto mi riguarda) è lo stesso e forse anche maggiore, perché non comporta l'appesantirsi né eventuali sensi di colpa. In linea di massima non conta tanto la quantità, ma la qualità di ciò che si mangia e lo spirito con il quale noi affrontiamo il cibo 




venerdì 14 giugno 2013

L'avvoltoio da blog

Ho molti post in cantiere e diverse cose delle quali parlare, ma ho deciso di cominciare esponendo il caso de "l'avvoltoio da blog". L'idea, sarò onesta, me l'ha data l'ultimo incontro avuto proprio oggi con uno di questi soggetti.
Premetto che provengo da altre piattaforme blog e che questo non è sicuramente il mio primo approccio a questo mondo, quindi ho avuto modo, nel tempo, d'avere a che fare con un numero considerevole di avvoltoi da blog e parlo dunque con cognizione di causa.
L'avvoltoio medio è un soggetto onnipresente su ogni piattaforma blog e solitamente si presenta come interessato ad una determinata categoria di blogger. Egli, infatti, ama procacciarsi le "prede" selezionandole per generi; troveremo così avvoltoi interessati ai nerd emarginati fissati di anime e manga, quelli alla disperata ricerca di soggetti depressi, quelli che prediligono blogger con disturbi alimentari, oppure ancora quelli che si appostano sui blog dei malati di questa o quella patologia. Normalmente l'avvoltoio da blog seleziona soggetti psicologicamente fragili e preferibilmente non troppo sagaci, questo ovviamente per poter condurre i propri discorsi (più che altro monologhi) senza incorrere in critiche da parte della preda scelta (ama essere acclamato, ringraziato o come minimo tacitamente sostenuto). L'avvoltoio è infatti disponibilissimo a liti e scontri di vario tipo, ma preferisce che questi si svolgano su un terreno a lui favorevole o quantomeno neutrale. Per questo lo vedremo sempre impegnato nel dispensare "gentili" consigli di dubbia utilità a questo o quel blogger di turno; lo troveremo continuamente intento a far sfoggio di presunta empatia, mentre incoraggia e a volte riprende amorevolmente il poveraccio di turno.
In realtà, sebbene in un primo momento si possa credere d'essere in presenza di un santo protettore, questi avvoltoi da blog esistono e si prodigano non certo per aiutare il prossimo. Il loro scopo ultimo è sempre e solo l'autocompiacimento e la glorificazione della loro persona. A tal scopo si spacciano volentieri per madri/padri, psicologi, pastori di questa o quella religione (se la preda è un poveraccio credente), ex malati di questo o quello, dottori, infermieri, professori e chi più ne ha più ne metta. La realtà, ovviamente, è generalmente ben diversa, si tratta infatti di soggetti soli, socialmente non (o mal) inseriti, privi di riscontri positivi nella vita reale e ben lontani da ciò per cui amano spacciarsi.
Ogni giorno, ogni avvoltoio, si sveglia e, non avendo una beneamata mazza da fare, passa in rassegna tutti i blog che ha preso di mira. Legge accuratamente post e commenti, si fa morbosamente i cazzi di tutti e attacca a commentare dispensando consigli, palesando partecipazione ad eventi e situazioni che sicuramente neppure capisce, difendendo tizio, litigando con caio e più generalmente producendo un quantitativo di parole e pensieri totalmente inutili, sterili e spesso fuorvianti.
Nella migliore delle ipotesi l'avvoltoi presenterà prerogative da falsa crocerossina e riuscirà, nel corso del tempo, ad accaparrarsi la fiducia e la stima di un tot di persone che molesterà quotidianamente dando loro corda in discorsi spesso dannosi e fornendo sostegno nell'attuare lunghe e profonde sedute di autocommiserazione.
Nella peggiore delle ipotesi si potrebbe incappare in un avvoltoio fomentatore, quelli assolutamente della peggior specie; sempre desiderosi di nuove situazioni faranno di tutto per spingere nel baratro la vittima di turno e faranno tutto ciò che è in loro potere per buttarci dentro anche il maggior numero di persone possibile (di solito si tratta della gente che segue il blogger preso di mira).

Attenti dunque agli avvoltoi da blog. Se notate il classico nickname presente OVUNQUE, che spunta come un fungo ad ogni post e si lascia andare a commenti stucchevoli che tenta di spacciare per complesse riflessioni e che semina parole, selezionando i blog per categorie, rivolgendosi a persone fragili o comunque con determinati problemi. Se lo notate, diffidate e rispeditelo al circo dell'anonimato dal quale certamente era scappato.

Chi è Pastelthin?!

Nome: Hanako
Soprannomi: Hana, Hacchi
Nickname: Pastelthin
Età: più di 16, ma meno di 26 (yheeee!! Non si chiede l'età ad una fanciulla!)
Altezza: 166 cm
Peso: 39 kg
Peso desiderato: 37 kg
Capelli: lunghi, lisci, biondi (e rosa)
Occhi: verdi
Colore preferito: rosa e lilla
Animale preferito: gatti e unicorni
Hobby: collezionare oggetti carini
Occupazione: studentessa
Situazione sentimentale: fidanzata da due anni
Stile: sweet loli e pastel loli
Brand preferitaBaby, The Stars Shine Bright e Angelic Pretty 
Cibo preferito: macarons, caramelle e sashimi
Cibo detestato: burro di arachidi e tutto ciò che è sott'olio
Amo: i libri, gli oggetti carini, i manga e gli anime, viaggiare, disegnare, la musica j-pop (ma anche altra), Vocaloid, ballare, le bambole, i plush, i My Little Pony, Hello Kitty e tutto ciò che è Sanrio, le caramelle, le Marion Crêpes sulla Takeshita ...
Odio: le persone grasse (in particolare quelle ipocrite che sostengono di vedersi belle D: ), i miei parenti italiani, le mie compagne ed ex compagne di classe, l'Italia, le religioni monoteiste, i cibi unti, l'ipocrisia, ...
Carattere: educata, riservata, un po' permalosa, a volte polemica, timida su svariati fronti, (dicono) inquietante per certi versi, vendicativa, mai in debito, coerente, apparentemente adorabile.
Modello estetico maschile: Yu Ha Min
Modello estetico femminle: nessuno in particolare, mi rifaccio soltanto al mio gusto... Anche se adoro Miwako di Parakiss e alcune thinspo che girano in rete (*゜∇゜*)